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Tutte le volte che raccolgo un insetto smarrito fra le urla schifate della gente intorno, un ragno, un millepiedi, quello che è, ripenso a tutti gli incontri ravvicinati, pericolosi e anche un po' schifosi che ho avuto in giro per il mondo con creature varie.

Perciò, ecco a voi: Il giro del mondo in...ho tanti animali intorno!

E da dove partire se non dall'India?

 

Mumbai, agosto 2001. Finalmente troviamo una stanza in quello che, ancora oggi, detiene il primato come peggior albergo mai frequentato. Dopo un lungo viaggio e un impatto traumatico con l'umidità sprigionata dal monsone, cosa c'è di meglio di una doccia? E cosa c'è di peggio che farla con uno sciame affamato di zanzare intorno? L'ideale per chi è partito con un coro di voci nelle orecchie che diceva “attenti alla malaria, attenti alle zanzare...”. Per non parlare del cane, affezionato alla porta del bagno a tal punto che dovevi spostarlo di peso per entrare.

Al primo risveglio in terra indiana mi affaccio alla finestra e una lumaca enorme striscia sul davanzale come a volermi presentare il grosso topo che scorrazza nel giardino del vicino, intento a pulirsi gli orifizi...il vicino. Niente male come approccio al continente eh?

Proseguendo il nostro viaggio, all'uscita delle grotte di Ajanta, una scimmia mi scippa letteralmente di mano una banana, con precisione per mia fortuna: i graffi e morsi di scimmia non sono consigliabili.

 

 

Il primo viaggio in India termina con la cacciata di una famigliola di blatte che si era stabilità proprio sul mio zaino, e un branco di cani che ci voleva sbranare strada facendo sul lungomare di Anjuna.

 

Malesia, agosto 2002, Pulau Redang, splendida e selvaggia isola dove abbiamo soggiornato in una casa tipica degli abitanti del Borneo, costruita come una palafitta per tenere lontani gli animali che durante la notte ci accompagnavano con i versi più incredibili. Di giorno non era difficile vedere una lucertolina, sempre la stessa, che riposava aggrappata a una corda.

 

 

Pulau Perhentian, altra splendida e selvaggia isola dove avevamo un geco in camera. Abbiamo condiviso per parecchie notti il tetto del bungalow con questo animaletto, soprannominato Pois, in amore.

 

 

E i gechi cantano quando sono in amore, giuro. Un suono strano, tipo fischio, a cui alla fine ti abitui; meno male comunque che Pois piaceva e non aveva difficoltà a trovare una compagna con cui sparire sotto le travi. Fortuna che non ha mai mangiato l'altra coinquilina, una piccola mantide religiosa.

 

 

La mattina, scendendo le scalette della simil palafitta dove dormivamo, una ranocchia ci dava il buon giorno acquattata sul corrimano: stava lì probabilmente per sfuggire al varano che passava di sotto.

 

 

 

 

Australia, novembre 2003, Magnetic Island, così chiamata dal capitano Cook nel 1770 - l'anno della scoperta di tutte queste terre - perché la bussola della sua nave iniziò a dare i numeri in prossimità dell'isola.

 

 

Vado in bagno e allo scroscio dell'acqua nel water, salta fuori dalla tazza una ranocchia bella grossa. Comunque non è stato per questo, e nemmeno per il coccodrillo tenuto in un recinto con le sbarre, in una pozzanghera d'acqua difronte alla reception che decidiamo di andar via.

Lo facciamo per le pericolosissime box jellyfish, cioè le cubomeduse che in questo periodo infestano le acque del Queensland del nord perché vengono sotto costa a riprodursi.

 

 

Sono classificate come le creature più velenose del mondo. Il solo tocco di uno dei loro lunghissimi tentacoli (possono arrivare fino ai tre metri), provoca arresto cardiaco e morte. Le probabilità di sopravvivenza se non si viene immediatamente soccorsi sono praticamente nulle. E non vi è dubbio, dal momento che nell'acqua non vedrete anima viva.

 

 

Ci spostiamo un po' più a sud, a Great Keppel Island, un paradiso in mare dove dormiamo in un camping immerso nel bush, con tutti i rumori notturni che questo comporta. Un misto tra fascino e inquietudine. Ma, oltre ai possum che venivano a mangiare tutto ciò che lasciavamo incustodito, gli animali più inconsueti erano degli uccelli che, al calare della sera uscivano dalle tane e, camminando, invadevano la spiaggia in cerca di cibo, starnazzando come fossero galline. Per questo e per il fatto che non abbiamo scoperto il loro nome, li soprannominiamo i gallinoni, e riconsideriamo il detto “a letto con le galline”!

 

Messico, gennaio 2005. Viaggiando da Città del Messico allo Yucatàn, ci fermiamo qualche giorno sulla costa del Pacifico, a Zipolite per la precisione. Dopo un viaggio sul cassone di una camionetta, arriviamo a destinazione, ovvero una strada con qualche negozio e ristorante che costeggia la spiaggia. Fine di Zipolite, un posto che merita credetemi sulla parola! Graziano rimane con gli zaini seduto sotto una palma mentre io vado alla ricerca di un alloggio. Decido di passare lungo mare in modo da vedere meglio gli alberghi che tanto affacciano tutti sull'oceano.

 

 

Col naso all'insù per leggere le insegne, quasi quasi inciampo su un black mamba, e non mi riferisco alla sposa di Kill Bill, steso immobile al sole, con il corpo a spirale e la testa ritta. Inverto la rotta senza fare movimenti bruschi, è stato un riflesso comportarmi così e a quanto pare ha funzionato; un passo in più e forse si sarebbe sentito minacciato...lui!?

Naturalmente non porteremmo mai un animale via dal suo habitat, ma è capitato che di ritorno dal Mar Rosso un piccolo geco sia sbucato fuori dal mio zaino...il geco clandestino! Era il 2007 e forse l'emozione del primo volo di Francesco doveva portare con sé un souvenir.

 

 

Isole Andamane e Nicobare, gennaio 2009. Prima volta in India con nostro figlio, che sul continente si comporta niente male. Il viaggio però è alla scoperta di queste isole meravigliose e poco frequentate dagli stranieri, e a Neil Island mi capita di andare in bagno durante la notte, scaricare e veder saltar fuori un enorme ragno nero e peloso da sotto la tavoletta. Sapere che questa creatura era stata lì, a pochi centimetri dalle mie chiappe, ha fatto sì che in futuro alzassi prima con un piede la ciambella per dare un'occhiata.

 

 

Ho anche creduto di essere perseguitata perché la sera mi pareva di vedere ancora il ragno scorrazzare davanti al nostro bungalow. Mi faccio coraggio e vado più vicino, accorgendomi che era soltanto un granchio che rientrava nella tana, dalle dimensioni di un pugno come il collega.

 

Vietnam, agosto 2010, spiaggia di Mui Né. Dopo una giornata divisa tra viaggio e ricerca albergo, mettiamo a dormire Francesco e ci sediamo fuori a goderci la brezza marina.

 

 

Ad un tratto Graziano mi guarda e dice con voce ferma di alzarmi senza fare movimenti bruschi. Lo faccio e insieme saliamo su uno scalino per lasciare il passo e un topo che sfreccia passando proprio dove eravamo seduti, come se non ci avesse visto tant'è che sono convinta ci avrebbe preso in pieno se fossimo rimasti lì.

 

Tunisia, agosto 2012. Primo viaggio aereo per Alessandro, il nuovo arrivato in famiglia. Dalla nostra casa ad Hammamet decidiamo di visitare la laguna di Korba. Famosa per il birdwatching e per la presenza buona parte dell'anno di fenicotteri, ci regala anche l'insolito spettacolo di centinaia di lumache in letargo attaccate a rami e staccionate. In estate, agosto pieno.

 

 

Non avevamo mai visto animali che vanno in letargo durante l'estate; queste lumache preferiscono trascorrere il periodo più secco dell'anno chiuse nel loro guscio, che sigillano con una specie di tappo bavoso che le tiene incollate al legno. In questo modo riescono a sopravvivere sia ai predatori animali che al calpestio degli uomini.

 

Per finire Marocco, agosto 2013. Qui più che dell'avvistamento di qualche animale strano, si tratta dell'immaginazione di questo. Siamo nel mezzo del deserto dell'Erg Chebbi, in un bivacco berbero dove avremo passato la notte.

 

 

I bambini dormono placidamente nei sacchi lenzuolo e io non mi dò pace per la paura degli scorpioni. Accendo continuamente la torcia per ispezionare la tenda e i bambini, almeno finché la cavalcata a dorso di dromedario per raggiungere il bivacco non inizia a farsi sentire, e piombo nel sonno. La mattina dopo, a parte scoprire che la torcia avrà bisogno di nuove pile, constatiamo che la notte non ci ha riservato altre sorprese!

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