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E' l'alba quando chiudo la porta della nostra casa di Hammamet. I bambini sono svegli e pimpanti, e coltiverò invano la speranza che si addormentino lungo uno dei qualsiasi 600 km che ci separano dalla meta.

 

 

Tanto tempo fa

in una Galassia 

lontana lontana...

 

L'hotel Sidi Driss dove ha cenato Luke Skywalker

 

Siamo in Tunisia già da un po' e ci siamo stufati della vita di mare. Decidiamo perciò di spingerci verso sud, fin quasi alla fine del paese, per scovare i luoghi che hanno fatto da ambientazione ai film di Star Wars, particolarmente amati da mio figlio.

Prenoto addirittura il pernottamento all'hotel Sidi Driss, ovvero dove Luke Skywalker cenava in un episodio della saga...

Un terzo del percorso è tutto autostrada e fino alla città di Sfax si viaggia una meraviglia. Poi la pacchia finisce e la lunga striscia d'asfalto perfetto diventa una strada a una corsia sola, che taglia attraverso una miriade di paesini, una verde campagna che diventa sempre più brulla, una fila di alberi che lascia il posto a cespugli, la terra che diventa sasso e poi sabbia. Ci fermiamo a mangiare in uno dei tanti paesi incrociati lungo la strada: il mercato, il traffico, la polvere e l'allegria di una Tunisia più vera.

L'orizzonte si allontana e l'aria di mare si sente. Ancora giù, ci lasciamo alle spalle Gabès e il suo porto maleodorante e arriviamo in prossimità di Djerba: si intuisce dagli autobus zeppi di turisti tutto compreso con scritto sulle fiancate Super Questo e Super Quello.

Lasciamo la costa e raggiungiamo Matmata, la nostra meta. Il primo gruppo di case che costeggiano la strada è la ville nouvelle; quindi si sale un po' fino a raggiungere la città vecchia, quella con le famose case troglodite. Sul fianco della collina, il nome del paese in stile hollywoodiano dà il benvenuto ai visitatori.

Spoglie montagne color ocra circondano il panorama; sopra, un cielo azzurro e perfetto.

Arrivando si rischia di non notare i crateri delle case sotto terra, cioè la parte che si vede di queste bizzarre costruzioni che rendono il paesaggio lunare. Siamo alle porte del Sahara e l'idea berbera di costruire le proprie abitazioni in questo modo rende possibile sopportare temperature che sfiorano i 50°, e raccogliere la poca acqua piovana. Probabilmente questo tipo di costruzioni fu adottata anche per la mancanza di altro materiale. Rimane il fatto che per me vedere come l'uomo si è adattato all'ambiente, è sempre meglio che vedere come invece lo prevarica.

Il paese è una strada che rigira tortuosa intorno a un gruppo di case per poi ridiscendere sul versante opposto. Il nostro albergo è, se così si può dire, nella piazza principale e sulla porta c'è un drappo raffigurante Darth Fener che indica l'accesso a una scala che scende verso la reception; quindi una serie di corridoi sotterranei collegano cortili con intorno le stanze.

Da fuori i crateri della costruzione sembrano dei larghi pozzi. Le stanze sono più che fresche e non si sente il benché minimo rumore. La zona dell'albergo dove è stato girato il film adesso ospita il ristorante e altri locali comuni.

Sin dalle prime ore del mattino, flotte di turisti di viaggi organizzati e non, invadono l'albergo per vedere il set; fortunatamente le camere sono dalla parte opposta, ma c'è sempre qualcuno che sbaglia strada. Tutto ciò però non impedirà a mio figlio di diventare un jedi, trasformazione resa possibile, a suo dire, dal fatto di dormire una notte qui.

 

Le case troglodite

Nel pomeriggio decidiamo di visitare una tipica casa troglodita; non è difficile, basta fare un giro lungo la strada che conduce al paese per vedere piccole bandierine segnalare i crateri e i padroni di casa sbracciarsi per richiamare l'attenzione. Altro modo per scorgerle è fare caso ai capanni dove prima tenevano gli animali e ai panni stesi ad asciugare, messi lì come scenografia dal momento che ormai in queste abitazioni non vive quasi più nessuno: purtroppo la maggior parte degli abitanti di Matmata si è trasferita nella ville nouvelle, oppure ha costruito case più moderne e dotate di aria condizionata. Tanto più la casa troglodita è nascosta, tanto più è autentica.

Peccato che parecchie siano chiuse e altre ormai disabitate, aperte solo per i turisti che possono comunque farsi un'idea abbastanza chiara di quella che doveva essere la vita troglodita. I pochi veri abitanti rimasti di queste case ne sono, a ragione, molto gelosi e difficilmente vi capiterà di visitarne una.

Ci fermiamo lontano dal centro; seguiamo la strada che cinge il cratere e conduce al piazzale sul fianco della collina che è stata scavata per ricavare le stanze.

Neanche scendiamo dalla macchina che arriva la padrona per darci il benvenuto. Ci fa vedere subito il pozzo nei pressi dell'ingresso, che altro non è che una minuscola botola da dove cala per parecchi metri un secchiello che serve a tirare su l'acqua.

L'aria fresca della mattina ha lasciato il posto al caldo torrido, e vedere quell'acqua così scintillante uscire da sotto terra è una tortura. Più in là, un recinto fatto con arbusti secchi fa da casa a un paio di capre.

Entriamo dalla porta scavata nella collina e raggiungiamo il cortile. Come per l'albergo, anche qui diverse aperture danno accesso alle stanze: camera da letto, cucina, rimessa per gli attrezzi, piccoli ripostigli. Immediatamente sopra a queste porte, altre di misura ridotta custodiscono granai.

Si entra in queste piccole stanze arrampicandosi con una corda, mentre il grano ci arriva dall'alto, cadendo da un'apertura in cima al cratere. Appesi qua e là attrezzi del mestiere usati un tempo e forse ancora adesso, ad eccezione della borraccia di pelle di capra, almeno spero!

La padrona di casa si ferma in una stanza e ci mostra come si macina il grano per ricavare la semola per il cous cous. Poi prosegue in cucina per prepararci un tè alla menta e del pane arabo che ci servirà nel cortile centrale, reso fresco dalle alte pareti della collina e ventilato dal cratere.

 

 

 

Tataouine il pianeta natale di Anakin Skywalker

La mattina seguente ci svegliamo presto per fotografare in pace il set di Star Wars prima dell'invasione aliena (di turisti): scegliamo una giustificazione a tema per la nuova levataccia dei nostri figli.

Carichiamo armi e bagagli in macchina e ci dirigiamo ancora più a sud, destinazione Tataouine, località che non vanta nessuna attrattiva particolare a parte quella di aver ospitato alcuni set della saga. La cittadina è famosa anche per le corne de gazelle, un dolce a forma di corna di gazzella ripieno di noci tritate e miele; se passate di lì prendetene un po' anche per noi che ce lo siamo dimenticato...

Proseguendo verso ovest il paesaggio si rende ancora più inospitale per gli esseri umani; sarà proprio per questo che George Lucas lo ha scelto per ambientarvi - nel primo episodio della saga La minaccia Fantasma - il villaggio d'origine di Anakin Skywalker, ovvero del bambino che diventerà Dart Fener, che passerà al lato oscuro. Come pure il desertico pianeta dove è nato Luke Skywalker.

Il villaggio di Anakin non è altro che uno ksar, cioè un granaio fortificato che le tribù della zona usavano per conservare il grano. Conosciuto come Ksar Ouled Soltane, si trova a oltre venti chilometri da Tataouine, lungo una strada che non offre nessuna indicazione. Prima di incamminarci attraverso chilometri di nulla chiediamo informazioni tre volte, e sarà soltanto questo che ci rassicurerà nei tratti di strada che peggiorano sempre più fino a diventare sterrati.

Lo ksar per sua stessa natura di antico forziere del grano, solitamente custodito da un religioso e regolato da norme precise sulla quantità che potevano prelevare i proprietari nei periodi di magra, è sempre costruito su impervie alture. Purtroppo la maggior parte è in rovina; quelli meglio conservati sono stati ricostruiti dai coloni arabi che avevano adottato le usanze berbere. Il nostro non fa eccezione.

Entrando al Ksar Ouled Soltane ci si ritrova in un cortile con intorno tante ghorfa, porte che danno in piccole stanze lunghe, strette e col soffitto a volta, fatte di pietra, gesso e intonacate col fango, chiuse da porte di tronchi di palma. Combinazione ideale affinché il grano si mantenesse per anni, e per tenere fuori ladri e insetti. Proseguendo si arriva in un altro cortile tenuto benissimo anche perché ospita un festival molto famoso da queste parti. Guardando bene non si faticherà a scorgere i punti precisi dell'ambientazione del film.

Mentre Francesco – ormai un jedi - fa esercizi di telecinesi roteando la spada laser che si è portato dall'Italia, e Alessandro tenta di liberarsi dal passeggino, conosciamo i ragazzi del posto, meravigliati dal fatto che ci siamo spinti fin laggiù con bambini piccoli.

Prendiamo qualcosa da bere al bar appena fuori lo ksar, scegliendo una lattina a caso tra quelle poche esposte nel frigo, mai viste in nessuna altra parte della Tunisia. Dentro bibite buonissime, o fatte magistralmente per ingannare il palato e sembrare veri succhi di frutta. Per il resto il bar non offre molto altro e quindi decidiamo a malincuore di tornare in paese per cercare un ristorante, possibilmente che serva qualcosa di diverso da una specie di frittata, seguita da cous cous di carne e melone bianco per frutta, già mangiati il giorno prima, a pranzo e cena. Magari senza il macabro spettacolo offerto da capre e agnelli appesi per le zampe e con la gola tagliata, come abbiamo visto lungo la strada da Matmata a qui. Sembrerebbe facile giudicare, ma bisogna sempre considerare il fatto che da queste parti non c'è molto altro sul menu. Questo hanno e questo mangiano, macellato esattamente come facevamo noi non molti anni or sono.

Invece, appena tornati a Tataouine troviamo un ristorantino favoloso con un simpaticissimo proprietario che, alla mia richiesta di cuocere della pastina per Alessandro, mi fa entrare in cucina neanche fossi di famiglia e mi mette a disposizione i fornelli. Mi porge un piatto che io guardo dubbiosa, quindi lo immerge in una bacinella d'acqua verdina per sciacquarlo, giusto per rendermelo più pulito. Un'esperienza altamente formativa sul concetto di igiene che trovi in giro per il mondo!

A fine pasto sempre lui tornerà con quattro tazze di tè alla menta che è andato a posta altrove a prenderci. Come se questo non bastasse a rendere giustizia all'ospitalità tunisina, il falegname della bottega accanto al ristorante, non appena vede Alessandro, abbandona il suo tornio per correre a comprare dolcetti e caramelle da donargli. Ed era proprio questo che più stavo cercando dalla nostra fuga dalla vita turistica e rassicurante di Hammamet: la Tunisia vera, fatta di gente dai sorrisi che riempiono il cuore e ripagano della fatica di fare 1200 chilometri in due giorni.

May the force be with you

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