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Il porto di Labuan Bajo è gremito di barche ormeggiate anche in quarta fila che caricano passeggeri, pinne, maschere, cibo e bottiglie d'acqua senza sosta. Anche noi, per raggiungere la nostra barca, ne dobbiamo scavalcare altre due. Sembra quasi di essere nel piazzale della scuola pieno di autobus per la gita dell'ultimo anno; sento le farfalle nello stomaco come quando, un attimo prima, avverti che le ruote iniziano a muoversi.

Ci siamo alzati presto e abbiamo lasciato per una notte la nostra stanza e i nostri zaini per imbarcarci in questa avventura: arrivare fino a Komodo per incontrare lui, l'erede vivente dei dinosauri che vive solo qui, il mitico drago di Komodo.

Salutiamo il nostro equipaggio formato da un giovane mozzo che non parla una parola di inglese e dal capitano, addirittura sordo muto. Chiunque al posto nostro avrebbe fatto dietro front; noi no, noi siamo troppo eccitati per questa avventura che ci andremmo pure a nuoto. Ripenso a quanti documentari ho visto su questo antico animale e tutte le volte in cui ho pensato che sarebbe stato bello andare laggiù, quasi alla fine del mondo per vederlo. Non si capisce infatti come mai, a differenza dei varani asiatici suoi parenti stretti, questo animale nonostante sappia nuotare non si sia mai avventurato oltre le sue terre d'origine. L'idea poi di portare i bambini, grandi appassionati di dinosauri, a conoscere un discendente di questi mitici animali, quasi mi distrae dai problemi di comunicazione che avremmo potuto avere.

Dopo aver visto caricare turisti e contenitori di polistirolo per i pranzi delle gite giornaliere, torna il mozzo con il piano di navigazione approvato dalla capitaneria di porto: si salpa!

 

 

Mentre il porto si allontana alle nostre spalle, un mare calmo e blu si apre davanti a noi mostrando lo spettacolo di tante isole tutte intorno alla baia; poi la barca accelera e finalmente facciamo rotta su Rinca, una delle due isole che compongono il Parco Nazionale di Komodo, dimora del drago. Avremmo potuto limitare la nostra escursione solo a quest'isola e cavarcela così in giornata, ma l'idea di mettere piede anche sull'isola di Komodo ci ha fatto preferire questa avventura che comprende una notte in barca.

 

 

Un paio d'ore di navigazione tra isole che sembrano tante schiene di drago e appare davanti a noi il molo di Rinca; scendiamo convinti di trovare subito l'ingresso al parco mentre invece dobbiamo percorrere una passerella di terra battuta più alta del suolo, brullo e arido che pare non abbia niente da offrire.

 

 

 

Una costruzione rialzata su dei piloni ci confonde e crediamo che sia lì l'ufficio del parco; ci avviciniamo e saliamo la scala che porta alla grande terrazza che gira tutta intorno, chiusa in cima da un cancello di legno. Passerella rialzata, cancello di legno, nessuno in giro, comincio a sudare freddo temendo di voltarmi da un momento all'altro e vedere lui, il più affamato drago di tutta l'isola. E in effetti succede, quando dalla scala guardo oltre i piloni che reggono la struttura e lo vedo lì, solo che è così addormentato da sembrare morto, sdraiato dove prima doveva esserci il sole e adesso un po' in ombra, con uno spazzolino vicino alla zampa chissà se suo o dell'ultimo ranger che si è mangiato...si fa per dire!

 

 

Non ci vuole molto per capire che quella palafitta non c'entra nulla con l'ingresso del parco e proseguiamo sulla passerella fino ad una costruzione più simile alla biglietteria. Paghiamo l'ingresso, scegliamo il trekking e partiamo dietro alla nostra guida “armata” di un bastone biforcuto: speriamo bene!

La prima tappa la facciamo dopo pochi passi, in prossimità di alcuni alloggi e della cucina del campo; il drago di Komodo è soprattutto un razziatore che di solito preferisce mangiare carogne di animali o, perché no, scroccare direttamente dagli uomini. E nonostante il ranger ci dica che non sono soliti dare da mangiare agli animali che hanno comunque fauna a disposizione a sufficienza libera sull'isola, secondo me, a questi adagiati sotto i fornelli qualcosa allungano eccome.

 

 

Proseguiamo il nostro trekking dopo aver scattato foto a volontà a questi lucertoloni sbavanti e pigri ma in realtà capaci di scattare sulle zampe e raggiungere anche la velocità di 20 km/h, nonché di attaccare se particolarmente affamati e, grazie ai batteri presenti nella saliva, uccidere lentamente. Nel parco infatti sono presenti altri animali come cervi, cinghiali, scimmie e molti tipi di uccelli.

 

 

Passiamo in una zona dove i draghi depongono le uova, si capisce dalle buche che ci sono per terra. Controlliamo sui rami che non ci sia qualche piccolo di drago che passa i primi tre anni di vita sugli alberi. E sì perché il drago di Komodo è pure cannibale e, in quanto rettile, non considera la parentela come possono fare i mammiferi, in parole povere sono le stesse madri alla schiusa delle uova che fanno le scorpacciate migliori. E' la legge della natura. Altra cosa che non riescono a spiegarsi gli studiosi è come mai nascono soprattutto maschi: il rapporto è di sette a uno. L'equilibrio per questa specie è molto precario.

 

 

Scendiamo lungo il corso di un fiume in secca e lì succede una cosa che, da sola, vale il prezzo del biglietto e la fatica della camminata. Dal tappeto di foglie secche che ha ricoperto il letto del fiume spunta un cobra, talmente vicino al piede della guida che quasi quasi lo pesta. E' soltanto per merito di Graziano - che mai come in questo momento follemente - che non succede. In un attimo allunga la mano e afferra il ranger per il braccio, impedendogli di fare il passo che avrebbe pestato il serpente.

 

 

Mio marito è incredibile con gli animali e da quella volta in India quando un branco di cani stava per sbranarci, a quella volta che mi sono seduta su un nido di vespe di terra in un parco dietro casa e adesso, è sempre arrivato un attimo prima che succedesse l'irreparabile. E' una cosa di cui vado troppo fiera, chiusa parentesi.

 

 

Quando il ranger riprende colore, tira fuori il cellulare e gli fa una montagna di foto: non deve essere un avvistamento tanto frequente! Poi aiuta noi a scattarne qualcuna ma francamente, sapere che non ci sono antidoti disponibili nel raggio di miglia e miglia, non è che ci fa essere troppo spavaldi anche perché con un balzo e uno sputo - il cobra punta dritto agli occhi - sei morto.

 

 

Risaliamo in barca e raccontiamo subito le nostre avventure con un misto di inglese, gesti e entusiasmo che il capitano e il mozzo ci guardano divertiti, soprattutto alle imitazioni del cobra che emerge dalle foglie incavolato nero.

 

 

La giornata prosegue con un tuffo tra i coralli di un mare che è un grosso acquario, e lo spettacolo di centinaia di volpi volanti che abbandonano l'isola dove trovano rifugio dalla luce e dal caldo del giorno, fino a riempire il cielo che via via diventa sempre più scuro, pronte a godersi la notte.

E anche noi: domani ci aspetta Komodo.

 

 

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