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All'inizio non ci fai neanche caso, poi cominci a chiederti se per caso quel nome non lo hai già sentito, finché non sei abbastanza sicuro che, sia il ragazzo che ti ha fatto da autista che la bambina che ha giocato con tuo figlio, ti hanno detto di chiamarsi nello stesso modo.

A dire il vero, a lasciarmi parecchio perplessa, fu la risposta della mia padrona di casa quando le chiesi come poter rintracciare Ketut, la persona indicata come driver su alcuni appunti trovati proprio dentro un cassetto di casa sua.

“Which Ketut are you waiting for? There are so many Ketuts..., come risposta mette un pochino in crisi, soprattutto perché anche il vicino a cui l'hai chiesto, ti ha detto di chiamarsi così. Allora io, che quando sono in viaggio parlo pure coi sassi, che ho imparato quanto è importante presentare sé e la propria famiglia quando si fa conoscenza con un asiatico - ancor di più se induista - ho iniziato presto ad andare in crisi, diciamo al sesto Ketut che ho incontrato. E mi sono voluta togliere la curiosità.

 

 

In fondo adoro questo genere di cose - quelle che si scoprono on the road - dove una come me può farsi travolgere dalle curiosità più impensate e scoprire ad esempio che quando gli indiani oscillano il capo da una parte all'altra lo fanno per dire di sì, oppure che gli australiani hanno un inno ufficiale e uno ufficioso (Waltzing Matilda) che però viene suonato in competizioni sportive di livello, come quando l'ho sentito al termine della finale dei mondiali di rugby del 2003 tra Australia e Inghilterra, trasmesso in TV e intonato da allegri e brilli tifosi radunati in un pub nei pressi del tropico del Capricorno.

Perciò, un pomeriggio, ho aspettato che il Ketut che abita alla casa prima della nostra - il mio vicino - uscisse per andare a lavorare e gli sono apparsa accanto fingendo di dover andare a comprare il latte... Abbiamo percorso insieme il tratto di strada che lo separa dall'albergo in cui lavora, tra risaie e zampilli d'acqua che arrivano al fiume, e mi sono fatta spiegare questa cosa.

 

 

A Bali i bambini vengono chiamati in base all'ordine di nascita: il primogenito Wayan, il secondo Made, il terzo Nyoman e il quarto, indovinate un po'...Ketut! Che siano maschi o femmine poco importa: i nomi restano quelli, al limite si usa mettere "Ni" prima del nome se è femmina, e "I" se invece è un maschio: Ni Wayan se è una lei, I Wayan se è un lui.

Nel caso in cui una coppia faccia più di quattro figli (e a Bali può capitare) si ricomincia il giro, tutt'al più aggiungendo al nome Balik. Il quinto figlio perciò si chiamerà Wayan Balik, che tradotto vuol dire: un altro Wayan.

I primi tre nomi però possono essere sostituiti da Putu o Gede per il primogenito, Kadek per il secondo e Nyoman o Komang per il terzo. Il quarto figlio si chiamerà sempre Ketut.

 

Sembrerebbe finita qui se non ci mettesse lo zampino la religione...

In tempi antichissimi, il culto più diffuso in tutta l'Indonesia era di tipo animista, il culto dei morti insomma. I primi commercianti giunti dall'India si portarono dietro anche tutto il nutrito Pantheon di divinità induiste più qualcosa del buddismo. L'Indonesia allora divenne un'enclave enorme per queste due religioni.

Dopo gli indiani fu la volta dell'arrivo in massa dei commercianti arabi che, dall'anno 1000 più o meno, iniziarono a trasferirsi massicciamente. Terra dopo terra, gli indonesiani devoti a Shiva si convertirono all'Islam che oggi è la religione principale, più che altro per avere una possibilità di riscatto sociale che il sistema delle caste induiste di fatto vieta. I più devoti invece si trasferirono a Bali, che divenne così l'isola degli Dei e anche degli Spiriti, proprio per questa forma di induismo associato al culto degli antenati.

 

 

Quindi, come è facile immaginarsi che accada in questi casi, scegliere che nome dare a un figlio può dipendere anche dalla religione e, trattandosi di induismo, dalle caste. Vi potrà capitare di conoscere qualcuno con nomi diversi da quelli che vi ho detto sopra, tipo Gusti, Dewa, Desak se della casta degli Aristocratici; Ngurah, Anak Agung oTjokorda se invece appartengono a quella dei Guerrieri; fino a Ida Bagus per gli uomini e Ida Ayu per le donne della casta dei Bramini.

Per aiutarsi a non impazzire però, c'è da dire che sono molto in voga i soprannomi, che possono derivare sia dalla religione che da caratteristiche fisiche: grasso, magro, alto, basso...un po' come da noi.

Tutto chiaro vero?

Beh, ricordatevi una cosa, non importa quali dei due gruppi di nomi si preferisca, a quale casta si appartenga, se si è grassi o meno: quando conoscerete Ketut, avrete davanti il quarto nato in famiglia o un suo multiplo. Questo è sicuro!

 

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