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Quando si pensa al Vietnam viene in mente la guerra. Per fortuna però, nonostante il ricordo ancora vivo negli occhi dei più anziani, e la giungla che stenta a rinascere sotto il peso dell'agente orange, il Vietnam è un posto fantastico dove fare un viaggio. Facile, tanto per cominciare, spostarsi è un gioco da ragazzi, anzi, da bambini, visto che abbiamo fatto questo viaggio con nostro figlio di cinque anni. 

 

Itinerario in Vietnam con bambini

 

 

 

Spostarsi dicevo, è semplice pure troppo per chi come me ha bisogno di un'affollata biglietteria e un'agguerrita salita a bordo per divertirsi. Il paese infatti è come imbrigliato in una rete di bus che collega l'una con l'altra tutte le località di interesse turistico.

 

 

Arrivando ad Hanoi per esempio, potete scegliere se fare un giro a nord verso Sapa, scendere lungo la costa passando per Ninh Binh, oppure visitare la baia di Halong, non prima però di aver visto lo spettacolo delle Roi Nuoc al teatro delle Marionette sull'Acqua.

 

 

Ci sarà in ogni caso un autobus che vi preleverà in serata dal vostro albergo e vi lascerà l'indomani presso l'hotel di destinazione, o comunque nella zona turistica dove troverete alloggio. Noi abbiamo optato per Halong Bay, scegliendo la combinazione più indipendente per raggiungere l'isola di Cat Ba. Dalla stazione di Loung Yen ad Hanoi scegliete la compagnia Hoang Long Buses; il biglietto comprende il viaggio per Haipong a bordo di un autobus, quindi si prosegue su minibus fino al molo di Dinh Vu. Da qui vi imbarcherete alla volta del porto di Cai Vieng sull'isola di Cat Ba; dopodiché un altro autobus vi porterà fino al centro città. Il costo è di circa 170.000 dong e lo spostamento richiede sulle quattr'ore e mezza, la precisione e puntualità di tutti questi mezzi combinati fra di loro vi lascerà senza fiato.

 

 

Dopo appena tre giorni decidiamo nostro malgrado di lasciare Cat Ba: da quando siamo arrivati non ha fatto altro che piovere a dirotto e dopo i fulmini che hanno squarciato il buio della notte, e la montagna che inizia a franare rovesciando pezzi di roccia calcarea di cui è composta l'isola, ci rimettiamo gli zaini in spalla per tornare sulla terra ferma. Il problema è che il collaudato sistema di passaggi che conduce fino all'isola, al ritorno vi riporta al punto di partenza, ovvero Hanoi; questo avrebbe senso se voleste visitare le regioni del nord, oppure tornare a casa.

Da una prima lettura della guida può sembrare che non ci siano alternative, ma non è così. Una volta ripreso l'autobus che conduce fino al porto di Cai Vieng, prenderete il battello che vi scaricherà al molo di Dinh Vu. A questo punto, invece di salire sul minibus e poi sull'autobus che vi riporterebbero nella capitale, salite su un taxi e fatevi portare alla stazione degli autobus di Tam Bac, sempre nella città di Haipong. Da lì ogni mezz'ora parte un mezzo che in meno di quattr'ore e per 65.000 dong vi porterà a Ninh Binh, direzione sud.

La città di Ninh Binh non è una metà propriamente turistica. La maggior parte dei viaggiatori occidentali infatti non calcola minimamente questa località, e lo stesso avremmo fatto noi se non ci fosse stata utile ad evitare di tornare ad Hanoi. Niente di più sbagliato, infatti una visita alle meravigliose formazioni di roccia calcarea che paragonano Tam Coc alla versione di terra della baia di Halong, merita senz'altro una deviazione.

 

 

Questa escursione può essere organizzata direttamente dal vostro albergo che, per circa 20$, metterà a disposizione una macchina con autista. Consiglio: data la leggendaria insistenza dei venditori di souvenir che assedieranno la vostra traversata sul fiume, circondando la vostra barchetta per vendervi articoli ricamati a mano, e una bibita per i rematori, fate questa escursione la mattina presto oppure nel tardo pomeriggio. Oltre al giro in barca sul fiume Ngo Dong per ammirare i pinnacoli e attraversare tre caverne dove dovrete abbassare la testa per non essere decapitati, è compresa la visita alla pagoda di Bich Dong, da dove potrete scorgere la testa del dragone che dà il via ad una scalinata che, dopo cinquecento gradini, vi regalerà un affaccio mozzafiato sul fiume, sulle formazioni calcaree e sulle risaie che incorniciano il tutto.

 

 

Fatto questo decidiamo di proseguire verso sud alla volta di Hué. Per farlo ci viene in mente il treno, ma alla stazione scopriamo che per avere un posto sul vagone letto dovremmo aspettare tre giorni. Un po' troppo per Ninh Binh! In albergo ci propongono di prendere un autobus che, sempre di notte e per 11$, ci porterà dritti a destinazione. A bordo non ci sono i classici sedili ma delle cuccette disposte su tre file a castello, tagliate a misura vietnamita, quindi comode soltanto se non superate il metro e sessanta! C'è da dire comunque che questa rete di autobus notturni che attraversa tutto il paese è di una comodità tale che sopporti una dormita non proprio idilliaca: viaggiare di notte fa risparmiare giornate al vostro viaggio che potrete così dedicare alla visita di una nuova città. Hué racchiude tutte le sue bellezze all'interno della cittadella Kinh Thanh, purtroppo la maggior parte degli edifici sono ricostruzioni perché l'originale è perito sotto bombe americane.

 

 

E a proposito della guerra americana - è così che i vietnamiti chiamano quella che noi abbiamo sempre sentito definire guerra del Vietnam – da Hué potete organizzare un'escursione alla DMZ, la zona smilitarizzata nata dall'armistizio tra francesi e il governo di Ho Chi Minh nel 1954, vicina al fiume Ben Hai e sul 17° parallelo. Ironia della sorte, durante la guerra americana questa è stata invece la zona del paese maggiormente bombardata, dove la vegetazione stenta ancora a ricrescere, dove i più poveri muoiono nella ricerca di residuati bellici da rivendere, e dove luoghi come The Rockpile e Hamburger Hill sono reali, e non battute da copione di un film hollywoodiano. Si viene qui prevalentemente per vedere la giungla dove i vietcong hanno dato filo da torcere agli americani, e visitare i tunnel di Vinh Moc, per comprendere la genialità dell'uomo quando nasce dallo stremo.

 

 

Proseguendo lungo la statale 9 vedrete The Rockpile, un cumulo di pietre alto 230 mt ormai ricoperto di vegetazione costruito dagli americani per allestirci un osservatorio e una base per artiglieria a lunga gittata. Quindi vi fermerete ad ammirare le acque gialle del fiume Dakrong dall'omonimo ponte, un tempo importante canale di comunicazione sul Sentiero di Ho Chi Minh. Ultima tappa, la base del combattimento di Khe Sanh, luogo di uno degli assedi più famosi del conflitto che adesso ospita un museo.

 

 

Questa escursione impegna tutta la giornata, costa sui 10 $ a testa e può, come sempre, essere prenotata direttamente dall'albergo. Portatevi qualcosa da leggere e tanta pazienza: i siti sono distanti fra loro e sarà più il tempo che passerete sull'autobus che quello a terra. Ultima cosa da fare prima di lasciare Hué, acquistare un cappello conico: è qui infatti che si fabbricano i migliori del Vietnam.

Dopo tanta guerra, distruzione e ricostruzione, puntiamo su Hoi An, dal '99 Patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO. Grazie alla cooperazione ancora in atto con i francesi che l'avevano scelta come centro amministrativo, fu risparmiata dalla guerra e le caratteristiche case sul fiume sono tutte originali. L'abbiamo raggiunta sempre in autobus in quattr'ore da Hué per la modica cifra di 4 $.

 

 

Così, scivolando sempre più a sud ci siamo ritagliati qualche giorno di mare e di riposo, dapprima facendo tappa a Nha Trang viaggiando di notte per 12 ore al costo di 15 $, per vedere la città della movida vietnamita stile riviera romagnola, quindi abbiamo proseguito per Mui Ne dove ci siamo goduti il mare come piace a noi.

 

 

Consiglio di fare questo spostamento di giorno, primo perché da Nha Trang ci vogliono solo cinque ore, ma soprattutto perché all'arrivo taglierete in mezzo alle dune ed è molto suggestivo. Il costo del biglietto è sui 7 $. Questa striscia di sabbia oltre le dune che fino a poco tempo fa non interessava a nessuno tant'è che Mui Ne vuol dire “città morta”, adesso ospita qualche albergo con bungalow sulla spiaggia, ancora vivibile anche se la situazione purtroppo sta cambiando e gli speculatori hanno fiutato l'affare e costruito già troppi resort cemento-vista-mare.

 

 

Oltre alle mangiate di pesce e le dormite sull'amaca, non perdetevi una gita in slittino sulle dune con annesso tramonto, e una camminata assolutamente scalzi alla Sorgente delle Fate, sensazione incredibile! L'escursione la potete fare noleggiando una jeep con autista per 20 $ oppure in motorino autonomamente.

 

 

Prima di fare il biglietto per Ho Chi Minh dal nostro albergo ho voluto togliermi una curiosità, sono andata in agenzia per sentire quanto costava: beh, conviene farlo in albergo! Anche in questo caso perciò, abbiamo atteso che un autobus ci prelevasse dall'albergo e ci scaricasse a Saigon dopo 6 $ e quattr'ore. Saigon sì, è così che adesso si chiama la zona centrale, nonché la più turistica parte della città ribattezzata Ho Chi Minh. Con Hanoi non regge assolutamente il confronto, troppa separazione tra residenti e turisti. Le cose interessanti da vedere sono molte, ed escludendo un'escursione sul delta del Mekong, a cui dedicheremo un altro viaggio, scegliamo di visitare il museo dei residuati bellici Bao Tang Chung Tich Chien Tranch. Nome a parte, questo luogo vi turberà e non poco; vi dico solo che alcune sale le abbiamo visitate a turno per non far vedere determinate cose a nostro figlio.

 

 

Dopo il museo abbiamo fatto un giretto al tempio indù Chua Ba Mariamman, giusto per nostalgia dell'India e anche perché cinesi e vietnamiti, nonché l'esiguo numero di induisti che vivono in città, reputano questo luogo miracoloso. Potrebbe capitarvi quindi di incontrare malati in cerca di grazia.

Ultima escursione cittadina alla pagoda buddista di Giac Lam, la più antica di Ho Chi Minh. Merita senz'altro il viaggio dal centro, non fosse altro che per vedere una specie di albero di Natale, che in realtà è un altare di legno con quarantanove lampade e statue di Bodhisattva. I foglietti appesi all'altare sono le preghiere dei fedeli per familiari malati o per avere un'esistenza più serena, chieste in cambio di un'offerta di cherosene per le lampade.

 

Il nostro mese in Vietnam sta per finire e dobbiamo tornare a Hanoi per prendere l'aereo. Rifare il percorso via terra è impensabile, prendiamo quindi un volo interno della Jetstar Pacific, la compagnia low cost alternativa alla Vietnam Airlines. Per raggiungere l'aeroporto prendiamo un taxi, che stando alla Lonely dovrebbe costare sui 100.000 dong. Una volta arrivati guardo il tassametro che segna 165.000, un po' di aumento ci può stare, penso fra me. Scendiamo per scaricare i bagagli, quindi dò al tassista una banconota da 500.000, e lui mi porge il resto di 150.000. Ora, io non sarò un genio della matematica, ma per non accorgermi che mi stava fregando avrei dovuto essere ubriaca! Mi sono inferocita così tanto che il tassista mi rendeva banconote su banconote, anche più del dovuto. Ovviamente ho preso quanto mi spettava, per lui niente mancia. Morale della favola: pagate sempre prima di scendere e soprattutto prima che il tassista azzeri il tassametro.

Gli ultimi giorni nella capitale, tra l'altro uno splendore perché tirata a lucido in occasione del millenario, li abbiamo trascorsi sempre in un albergo del quartiere vecchio, visitando il Tempio della Letteratura, risalente all'anno 1070 e consacrato a Confucio nonché sede della prima università della città.

 

 

Poi un giretto al tempio di Ngoc Son, che sorge su un isolotto nel lago Hoan Kiem, impossibile non vederlo. Peccato non sia così anche per le misteriose tartarughe che pare vivano nelle acque e si rivelino soltanto ai più fortunati; ma forse è solo credenza popolare, ad ogni modo un occhio buttatecelo, non si sa mai!

 

 

Per raggiungere l'aeroporto abbiamo preso un minibus della Vietnam Airlines che parte dalla sede della compagnia in P Trang Thi, non lontana dal quartiere vecchio.

 

 

 

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